sabato 21 dicembre 2013

Le danze del Madagascar

Da Nord a Sud, da est a ovest attraverso gli Altopiani, il Madagascar canta e balla. E in tutte le danze provenienti da diverse regioni,  nessun gesto è gratuito.




Nessun gesto è gratuito
In tutti i balli provenienti dalle diverse regioni del Madagascar, intrisi di simboli, nessun gesto è gratuito. Le donne sbeffeggiano gli uomini nelle loro canzoni. A scatti, ancheggiano il corpo, i gomiti alti. Gli uomini, punti sul vivo, rispondono individualmente, rivaleggiando tra loro per attirare l'attenzione. I piedi martellano il suolo. I malgasci hanno ereditato dall'Africa la danza con i piedi, e dall'Indonesia la danza con le mani. Il tono è a volte grave, visto che i canti Sakalava richiamano alla fine dei giorni cattivi, su melodie tinte con una punta di arabicità.
Nel Sud, nella terra delle spine, l'ambiente ostile incita, forse più che altrove, al dialogo con gli spiriti. Il ritmo delle percussioni accellera, si fa più africano. Gli strumenti musicali testimoniano questa spogliazione: il langoro, piccolo tamburo suonato con bacchette, il mandolino rettangolare, di fattura evidentemente artigianale ... la forza della natura, oppressiva, è onnipresente nella coreografia.
I passi di danza evocano a volte il modo caratteristico di camminare sulla sabbia. Il danzatore dispiega le braccia e sembra guardare la sua preda più in basso. Agita solo le mani, come ali il cui battito minuscolo è sufficiente per vincere la gravità in questo cielo eternamente blu. I canti diventano spesso incantesimi, per fare cadere la pioggia, perchè l'amicizia perduri tra gli uomini ...
Le danze ricordano anche dei guerrieri rituali, con un gran spiegamento di lance e dimostrazioni di forza maschile, facendo appello agli spiriti benefici che si invitano ad entrare nel proprio corpo.
I ballerini e il pubblico comunicano tra loro nei rituali ancestrali, che sono particolarmente vivaci tra gli Antandroy. La trance del " Bilo " è il momento più potente: la cerimonia di esorcismo volge poi al termine: la guarigione per estrazione del male.

Un'arte in comunione con la natura
Le danze della costa orientale sono più collettive, privilegiano i movimenti d'insieme. Ci si ritrova una lentezza nel ritmo, uno swing più polinesiano che africano. La gente sulla costa orientale vive in comunione con una natura rigogliosa, e questa armonia si riflette nelle coreografie. Le danze molto spesso mettono in scena i momenti salienti dell'esistenza. Il corteggiamento è ancora più dimostrativo nelle tradizioni Sakalava.
Le donne indossano un lambaoany (pareo tradizionale) legato intorno al collo per alleviare il caldo opprimente, mentre gli uomini hanno spesso il loro lambaoany stretto alla vita.


Una danza di protocollo

Afindrafindrao
In Madagascar, le feste locali, così come quelle nazionali, sono pretesti per il divertimento, la danza, le dimostrazioni di gioia e per dimenticare le difficoltà della vita quotidiana. La festa si accompagna inevitabilmente dal ballo, spesso animato in campagna dall'orchestra locale, il cui repertorio spesso si sviluppa tra tradizione e modernità.
La tradizone esige che l'orchestra e i partecipanti al ballo seguino un'ouverture protocollare. Sta alla più alta personalità aprire il ballo dell' Afindrafindrao, musica introduttiva durante la quale tutti i partecipanti formano una catena simbolica e ruotano a coppie intorno alla pista: è solo allora che qualsiasi tipo di musica può essere suonato.



Tipo di danza
Regione di provenienza

Baoenjy
Sud-est

Basesa
Est

Kawitry
Nord

Kilalaky
Sud-ovest

Kinetsanetsa
Ovest

Kidodo
Altopiani meridionali

Latsin-tànana
Altopiani centrali

Salegy
Nord

Tsapiky
Sud


Fonte: www.le-phoenix-magazine.com
Traduzione dal francese: CAMPAGNA Fabrizio

http://www.freebirdmadagascar.com/?lang=it

venerdì 13 dicembre 2013

Il trailer di " Island of Lemurs: Madagascar "




Il documentario in 3D della IMAX sarà in uscita ad Aprile 2014 negli USA e poi nel mondo!
Voce narrante, nella versione inglese, sarà quella di Morgan Freeman..



FREEBIRD MADAGASCAR TOURS

venerdì 29 novembre 2013

Perché i nomi malgasci sono così lunghi ?




Perché dicono molto su chi lo indossa. Una storia, un destino, un voto registrato nel più profondo di sé. Ma i tempi sono cambiati.

A ciascuno il suo nome, un segno del destino.. 
Perché significano un sacco di cose questo è il minimo che possiamo dire. Un nome malgascio ha ancora un senso, letteralmente, ma può anche dare adito a svariate interpretazioni. Sondare i nomi malgasci, è entrare nel cuore della mentalità e dei costumi dell'isola. Un mondo che differisce totalmente dalle rappresentazioni occidentali. 
Di base, in Madagascar, non esistono cognomi patronimici che possono essere trasmessi all'interno della stessa famiglia: un nome è legato ad un singolo individuo. Non è raro trovare che fratelli e sorelle non portino lo stesso cognome, soprattutto tra le anziane generazioni malgasce. 
La scelta e l'attribuzione di un nome a un bambino, di solito da parte dei genitori, dipende da vari criteri e circostanze. Resta che non ci sono regole comuni condivise in tutta l'isola , ricca di notevoli diversità culturali. 
Il linguista Narivelo Rajaonarimanana sottolinea che "il nome malgascio non è un'etichetta, ma si tratta di un desiderio, di un destino, di una parola che contraddice un cattivo destino, di un ricordo del giorno di nascita, una combinazione dei nomi dei genitori o degli antenati". Ovvero delle circostanze che occupano un posto primordiale in Madagascar, un'isola che le persone considerano come la "terra degli avi", ovvero tanindrazana. Alcuni nomi visualizzano una linea di ascendenza a chi si vuole onorare, rendere omaggio. Così i prefissi Zafi (nipote) e Zana (figlio o figlia, dato che non vi è alcuna distinzione di genere in malgascio) sono utilizzati molto spesso. Ma un nome può anche riferirsi a un genitore, da cui i prefissi  Rai (padre) e Reni (madre). D'altronde, negli altopiani centrali dell'isola, il prefisso Ra, che è segno di buona educazione, è spesso presente all'inizio del nome. Altra ricorrenza nei nomi della gente degli altopiani, la parola Andriana, che significa nobile, principe. "L'astrologia gioca un ruolo importante nell'attribuzione dei nomi" nota Rajaonarimanana. Questa pratica è molto viva nelle zone rurali, dove è possibile appellarsi a un ombiasy (veggente) e dove si ricorre spesso all'oroscopo . Uno studio condotto da Samuel Rasolomano e pubblicato nel 1905 dal quotidiano Mitari-dàlana, elenca 24 fonti di ispirazione per i nomi malgasci. Tra queste, l'espressione del carattere (fisico o morale), dell'amore filiale (voto di un'amore perfetto, di avere un sostituto, ecc..) , il prestigio (ricchezza, onore, ecc...) sono le più frequenti, assieme all'astrologia. Così, "i nomi sono a uso mnemonico, per ricordarsi del destino di una persona".


Record di lunghezza sugli Altopiani 
Tradizionalmente, i nomi malgasci presentano un'altra specificità originale: non sono necessariamente permanenti. Infatti, il malgascio può, durante il corso della sua vita, cambiare nome: alla nascita, all'atto della circoncisione per i ragazzi, in età adulta, dopo il matrimonio, alla nascita del primo figlio, e anche al momento della morte. La concessione di un nome postumo era una tradizione ufficiale della monarchia Merina, ma anche dei Sakalava, etnia del Madagascar occidentale.
Tutti i nomi malgasci non sono così lunghi come qualcuno vorrebbe far credere. dei Rakoto e dei Rabe abbondano, e possono essere paragonati ai cognomi italiani come Rossi e Mattei .  
Sono gli abitanti degli altipiani, quelli dell'etnia Merina e Betsileo, che detengono la palma del nome più lungo, e tra di loro, i governanti e discendenti della nobiltà si distinguono nettamente. Il più
Andrianampoinimerina
famoso di loro, che ha unificato tutti i sovrani Merina e notevolmente esteso il suo territorio nel diciottesimo secolo, è noto come Andrianampoinimerina, "il principe desiderato dall'
Imerina". 

Ma il campione di tutte le categorie è un principe che ha governato dal 1650 al 1670 con il nome di Andriantsimitoviaminandriandehibe. Trentuno lettere che significano "il principe che non è come gli altri grandi principi", nel senso che non ne esistono di  migliori. Quanto a sua figlia maggiore, si chiamava Ranavalontsimitoviaminandriana, un nome che ha un'aria familiare, evidentemente. Tuttavia, le donne malgasce, soprattutto nei paesi Merina, non portano il nome del loro padre. 
  
La pronuncia che uccide, una questione di caratteri
Oltre alla lunghezza, la pronuncia dei nomi malgasci rappresenta un ulteriore enigma per i non "malgascizzanti", a causa della fonetica. Per gli occidentali, la familiarità che suggerisce l'uso dell'alfabeto latino è solo una facciata. La lingua malgascia appartiene alla famiglia linguistica austronesiana, e più in particolare al ramo delle lingue austronesiane. 
L'accentazione gioca un ruolo importante e tutte le sillabe non si pronunciano con la stessa intensità, e si dissolvono nella lingua parlata. Questo è il caso dell'ultima sillaba: per esempio Rajoelina si pronuncia "radzouel" e, come ha osservato con ironia il docente - ricercatore Jean - Pierre Domenichini, il nome di Nicolas Sarkozy si pronuncerebbe "sarkouj".
Infatti, la lingua malgascia dell'Imerina sulla quale fu basato il malgascio moderno si scriveva, fino al primo terzo del XIX secolo, in caratteri arabi: si trattava del Sorabe o Arabico-malgascio.
L'introduzione dell'alfabeto latino partì da una decisione reale sotto la pressione di missionari che volevano tradurre la Bibbia nella lingua nazionale, ma nel loro proprio alfabeto. Questo significa che il cambiamento ortografico ha avuto un impatto sul numero di caratteri? Lo si può pensare, ma senza trarne alcuna conclusione significativa.

L'avvento del cognome e il regno dei soprannomi 
In queste condizioni, come mantenere l'identità delle persone che portano nomi malgasci eccessivamente lunghi e difficilmente pronunciabili - considerato che variano nella loro vita ? 
In realtà, la colonizzazione e il governo malgascio postcoloniale hanno imposto progressivamente la creazione uno stato civile moderno. Se i nomi scelti durante il periodo coloniale provenivano sistematicamente dal calendario cristiano, quelli attribuiti dopo l'indipendenza, nel 1960, sono tipicalmente malgasci. Questo può essere visto ad esempio nella coppia Marc Ravalomanana e Andry Rajoelina. L'altra grande mutazione concerne l'emergenza di un nome patronomico, ovvero un cognome, tramandato di generazione in generazione, anche se la tradizione è ancora molto resistente tra le popolazioni conrtadine.  
Detto questo, nonostante il fatto che lo stato civile moderno abbia congelato i nomi malgasci, diventati patronomici, ma anche spersonalizzati, una certa creatività rimane ancore con l'uso diffuso di soprannomi. Una persona che è diventata famosa con un determinato nome rimane legata ad esso: dei nomi d'artista, degli pseudonimi o dei soprannomi che si attaccano alla pelle e detronizzano il nome. 
Rajoelina è diventato " TGV " con la sua velocità di ascesa negli affari e in politica, mentre Ravalomanana ha già diversi soprannomi tra cui "Ramose" (Signore), piuttosto ironico, e " Dada " (padre), assai paternalistico.
Un altro esempio, il famoso avvocato Willy Razafinjatovo, celebre "tenore" del Foro malgascio, che si fece conoscere nel 1972, quando divenne capo del movimento di protesta che ha portò alla caduta del regime del presidente Tsiranana. Oggi ancora, lo si saluta come Maestro "Olala", onomatopea a cui è molto affezzionato.

Philippe Ramasombazaha , Ralahifotsy , Randrianarimanana
Grazie al professore Narivelo Rajaonarimanana e la sezione malgascia dell'Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali a Parigi.


Traduzione dal francese:
Fabrizio Campagna 

http://www.freebirdmadagascar.com/?lang=it

giovedì 11 luglio 2013

Due nuovi lemuri pigmei dal Madagascar


Microcebus marohita e Microcebus tanosi, così sono state chiamate le due nuove specie, vivono in piccole foreste sulla costa orientale del Madagascar
Il Madagascar è universalmente riconosciuto come uno dei principali hotspot di biodiversità a livello mondiale. Se si aggiunge la straordinaria presenza di specie endemiche, dovute alla sua peculiare storia geologica, si comprende bene l’interesse che l’isola malgascia ha sempre suscitato da parte dei biologi evoluzionisti e degli esperti di tassonomia di tutto il mondo. E’ forse per questa ragione che, periodicamente, le riviste internazionali specializzate annunciano la scoperta di specie ancora sconosciute alla scienza. Negli ultimi due anni, ad esempio, sono state descritte quattro nuove specie di camaleonti nani del genere Brookesia, una rana che vive in grotte calcaree del genere Gephyromantis e un lemure pigmeo del genere Microcebus.
Ed è proprio questo genere di lemure che si arricchisce oggi di due nuovi esponenti, portandone il numero totale a 20: a darne notizia è l’International Journal of Primatology, che pubblica un nuovo studio di ricercatori statunitensi, tedeschi e malgasci. Il genere Microcebus è uno dei generi più speciosi tra tutti i primati, anche se fino all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso si conoscevano solo due specie: la loro piccola taglia (meno di 100 g di peso) e le loro abitudini notturne li rendono infatti elusivi e difficilmente scovabili nelle foreste in cui vivono. Se si aggiunge la bassa variabilità morfologica ed ecologica che li contraddistingue, si comprende la difficoltà nel determinarne con precisione il numero di specie. Ed è in questi casi, quelli che riguardano le cosiddette specie criptiche, che entra in gioco la genetica.
I ricercatori hanno condotto diverse spedizioni, collezionato campioni biologici da diverse aree forestali e condotto analisi genetiche sul DNA mitocondriale. Due di queste popolazioni sono risultate geneticamente divergenti dalle altre e non precedentemente riconosciute come specie a parte. Successive analisi morfologiche hanno poi confermato le loro differenze, a livello di taglia corporea, dentatura e colore della pelliccia, con tutte le altre specie di lemuri pigmei finora note.
Microcebus marohita e Microcebus tanosi, così sono state chiamate le due nuove specie, vivono in piccole foreste sulla costa orientale del Madagascar: data la limitezza dei loro habitat e le minacce a cui sono costantemente soggette, le due specie sono state classificate come Endangered nella Red List della IUCN.
FONTE:
Andrea Romano
http://oggiscienza.wordpress.com

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giovedì 6 giugno 2013

Soatanana, il risveglio dei pastori bianchi

Isolato nel cuore degli altopiani del Madagascar, il paese di Soatanana è la sede storica della comunità dei "Discepoli del Signore", una setta protestante fondamentalista i cui seguaci sono tradizionalmente vestiti di bianco. Un microcosmo in movimento sospeso tra cielo e terra.



Come se fossero perseguitati dal diavolo in persona, uomini, donne e bambini, tutti vestiti di un lungo abito bianco, camminano a un buon passo. Incrocio dopo incrocio, il battaglione si gonfia gradualmente affiancato da altre sagome spettrali. Come ogni Domenica, nessun fedele manca all'appello. Come un esercito di angeli di campagna, tutti senza eccezione scendono in processione lungo la strada principale del villaggio Soatanana. In ordine e in silenzio. Guidati dall'eco della campana domenicale, il gruppo finalmente si apre su una grande piazza di terra battuta, dominata da un tempio enorme dove ognuno entra senza tumulto. Piantato davanti alla porta, un pastore guarda il suo gregge, incoraggia i bambini, scherza con un gruppo di donne e rimprovera un ritardatario. "Presto! La cerimonia inizierà tra poco" sbofonchia. "Non fate aspettare Cristo!"A 40 km a ovest della città di Fianarantsoa, ​​nel cuore degli altopiani del Madagascar, il paese di Soatanana è il centro storico dei "Discepoli del Signore", i Mpianatry Ny Tompo, una corrente protestante fondamentalista i cui discepoli hanno come particolarità quella di essere sempre vestiti di bianco. Isolato nel cuore dell'isola Betsileo (uno dei diciotto gruppi etnici che compongono il Madagascar), il piccolo villaggio originale è stato chiamato dal suo fondatore "Nuova Gerusalemme". A prima vista, sembra un paese.come tutti gli altri, eppure, dietro a questa apparente banalità si trova un'organizzazione sociale molto particolare che si potrebbe chiamare - strano paradosso -  comunismo religioso. "Soatanana è basato su una economia collettiva altamente strutturata", spiega Lucile Jacquier-Dubourdieu. "Tutte le risorse finanziarie sono centralizzate dal consiglio degli anziani, che gestisce i fondi per il bene di tutti. La comunità possiede anche il suo proprio Taxi-Brousse, una scuola privata e una clinica, così come un sistema di cura per i malati e gli anziani. "

Paradiso terrestre?Considerata da alcuni come una setta per la sua organizzazione autarchica e la sua radicalità, la comunità
La messa nella chiesa di Soatanana
tuttavia aspira solo una vita semplice in conformità con i grandi precetti biblici di amore per il prossimo, di umiltà, ospitalità,
carità e pentimento .. Questa piccola
società modello sarebbe il "paradiso in terra"? Non proprio...
Siamo ben lontani dal quadro idilliaco, di terra di beatitudine e felicità. Come ovunque in Madagascar, si vive in modo frugale in una povertà che flirta con la miseria. E soprattutto, come in " Asterix e il grande fossato" di Uderzo e Goscinny, il villaggio vive tagliato in due. Luterani e cattolici si mescolano in effetti, nella parte meridionale del paese, mentre i discepoli sono riuniti a nord. Tutti i seguaci di Rainisoalambo devono indossare questa veste, il "akanjo didimananjara", accompagnato da uno scialle color avorio, il Lamba fitafy e da un cappello di paglia, il Satroka. "Noi indossiamo in terra il vestito del cielo", dice Justin Rafanomejansoa che lavora come macellaio per la comunità. "Noi indossiamo l'abito degli angeli, ma non siamo perfetti", dice tuttavia Dada Rabetafika, il pastore. "Noi tendiamo verso un ideale che nessun uomo potrà mai raggiungere", dice mentre finisce il suo sermone domenicale. 
Intorno a mezzogiorno, quando il culto finisce, gli angeli ripartono così come sono venuti: in processione, in ordine e in silenzio. 
Con un pò di Cristo nel cuore. Ognuno per la comunità e Dio per tutti. Missa est.

FONTE:/www.grands-reportages.com 
TRADUZIONE: Fabrizio CAMPAGNA

giovedì 25 aprile 2013

Masonjoany: la crema solare del Madagascar

Cos'è quell'impiastro giallo senape incollato sul volto di molte donne malgasce? La protezione solare più naturale, e forse più antica del mondo: il MASONJOANY. E' uno schermo solare al 100% naturale ricavato dalla radice della pianta chiamata "sandalo del Madagascar". 


E' un prodotto cosmetico molto comune nel nord e nell'ovest dell'isola, che può anche essere trovato in farmacia omeopatica o al mercato.. Il masonjoany si può acquistare allo stato puro sotto forma di ramoscelli che bisogna grattare con una particolare pietra per ottenere una polvere che deve essere poi mescolata con acqua e applicata sul viso in fretta ... in fretta perché si asciuga più velocemente di quanto faccia l'intonaco di calce, così che in entrambi i casi è necessario un paio di mani esperte! Alcune persone, vi sovrappongono anche spirali e disegni geometrici con colori diversi.
Ramoscelli del Sandalo del Madagascar
Queste maschere hanno qualità protettrici contro il sole e il calore.
E' una maschera che le donne spesso si applicano su un primo strato di crema per rimuovere le macchie. Non la tengono tutto il giorno perché una volta asciutta, si sbriciola. Le donne si strofinano poi delicatamente questa nuova polvere sul viso come un fondotinta.


Il Sandalo del Madagascar, Enterospermum madagascariensis (o Santalina madagascariensis), denominato Masonjoany in malgascio, è un piccolo albero comune nel Madagascar occidentale, i cui ceppi e radici contengono un olio volatile profumato. Viene esportato in quantità considerevoli (qualche centinaio di tonnellate) in India, dove viene utilizzato come il vero legno di sandalo durante le cerimonie religiose.


FONTE: le-phoenix-magazine
TRADUZIONE DAL FRANCESE: Campagna Fabrizio

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I Merina e le dodici Colline Sacre


Il Rova (Palazzo Reale) di Ilafy, una delle 12 Colline Sacre
Le Colline Sacre sono una delle caratteristiche della regione dell' Imerina. Le dodici colline sacre hanno tutte una caratteristica in comune: i loro abitanti sono sudditi diretti del re. Gli anziani sovrani hanno sempre scelto di localizzarsi sulle alture per difendersi, ma anche per appropriarsi della presunta sacralità attribuita a questi alti luoghi. L'elenco e il numero delle Sacre Colline variavano da un sovrano ad un altro, ma tutte le fonti concordano sul fatto che erano simbolicamente 12.
Ognuna di queste colline è un luogo sacro, dove si conserva ancora il culto di questi sovrani, dove gli astrologi possono meditare,  i single
trovare l'anima gemella, i disoccupati il lavoro, così come la guarigione per i malati. Gli abitanti dei villaggi salvaguardardano questi luoghi sacri senza alcun aiuto da parte dello Stato.
Ambohitrabiby, Antananarivo, Ambohimanga, Ambohidratrimo, Ilafy, Namehana, Ambohimalaza, Ambohitrontsy, Ambohiniazy, Ambohitrondrana, Merimandroso, Kaloysono sono i nomi delle 12 colline scelte da Andrianampoinimerina per ricordare i 12 Re e Regine che regnavano su ognuna di esse. Il numero 12 è diventato simbolico e sacro, tanto che Andrianampoinimerina ebbe 12 spose  12 è anche il numero degli Idoli Reali.

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