lunedì 23 aprile 2018

Il camaleonte arcobaleno con il muso da Pinocchio

Il rettile, impossibile da non notare, è stato trovato, insieme ad altre due nuove specie, in una remota foresta del Madagascar, lo stato insulare culla di biodiversità

 

 

Quello tra camaleonti e Madagascar è un binomio inscindibile: lo stato insulare nell'Oceano Indiano ospita circa 80 specie di questi rettili, gran parte delle quali impossibili da trovare altrove.

Ora David Prötzel, zoologo della Ludwig Maximilians University di Monaco in Germania, ha aggiunto alcuni nuovi arrivati alla famiglia: insieme ai colleghi ha identificato tre nuove specie di camaleonti, residenti in un tratto circoscritto di una foresta isolata e poco accessibile.
Quadro vivente. Tutte e tre presentano rostri, cioè appendici allungate "alla Pinocchio" sul muso. Il Calumma uetzi (nella foto in apertura) si fa anche notare per le sfumature color ocra, lavanda, scarlatto e turchese che esibiscono i maschi, e per la cresta dorsale delle femmine.
Un esemplare di Calumma juliae.
Un gruppo di "musoni". Il Calumma lefona, la seconda nuova specie, ha il muso che termina in un'appendice allungata talmente evidente, che il suo nome scientifico deriva dal termine malgascio per indicare le lance.

Mentre il Calumma juliae (nella foto qui accanto), riconoscibile per il rostro squamato, prende il
nome da Julia Forster, una delle ricercatrici che ha contribuito alla sua scoperta. Le tre specie sono state ritrovate in una porzione di foresta di soli 0,15 km quadrati, che pertanto necessita di immediata protezione e tutela.


FONTE: www.focus.it


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venerdì 1 dicembre 2017

I 10 luoghi da visitare assolutamente in Madagascar

Il Madagascar è un'isola molto grande e estremamente ricca di attrattive a livello naturalistico:  questa lista è del tutto personale e non vuole essere "definitiva", ma solo fungere da ispirazione per chi volesse visitare questo meraviglioso paese!




 

IL VIALE DEI BAOBABS
Il Viale dei Baobab (Allée des baobabs, Avenue des baobab o Rue des baobabs), non lontano da Morondava, sulla costa ovest, è uno dei luoghi turistici più celebri del Madagascar: agli occhi dei visitatori, infatti, si presenta uno scenario naturale mozzafiato, unico nel suo genere, con giganteschi baobab che con le loro forme sinuose ed eleganti, diventano protagonisti di un paesaggio strabiliante, creando un'atmosfera romantica del tutto speciale. Imperdibile durante le ore del tramonto, quando tutto il quadro è pervaso da un clima del tutto magico e fatato.








PARCO DELL'ISALO
Il Parco nazionale dell’Isalo, altro fiore all’occhiello del turismo in Madagascar, presenta un paesaggio differente da qualsiasi altra zona dell'isola, con grandi formazioni rocciose modellate dal vento (il Massiccio dell'Isalo) immerse in una vegetazione molto simile a quella della savana continentale africana. Da vedere assolutamente la “Finestra dell’Isalo” al tramonto e imperdibile il bagno rinfrescante in una delle tre piscine naturali che costellano il parco.



 

TSINGY DI BEMARAHA
Ci sono luoghi inesplorati sulla Terra dal fascino mozzafiato. Paradisi incontaminati, forme e paesaggi spettrali di cui non si immaginerebbe neppure l’esistenza. La Riserva Naturale dello Tsingy in Madagascar risponde perfettamente a questi requisiti. Classificati Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 1990, i Tsingy di Bemaraha fanno parte del Parco Nazionale di Bemaraha, e occupano una parte dell’altopiano calcareo dallo stesso nome. In assoluto uno dei paesaggi più spettacolari del Madagascar con il loro labirinto di punte, di crepe e di blocchi calcarei scolpiti in lame aguzze.  







 
NOSY IRANJA
E’ forse il tratto di mare più fotografato in assoluto del paese: a un’ora e mezza di motoscafo da Nosy Be, queste due isolette (Nosy Iranja Be e Nosy Iranja Kely) sono collegate da un banco di sabbia bianca finissima, ricoperta durante le alte maree e scoperta durante le basse maree, e sono diventate un’icona del turismo dell’Isola Rossa, grazie anche agli straordinari i colori turchesi del mare. Le tartarughe ancora oggi vengono a deporvi le loro uova, da cui l'origine del nome "l’isola delle tartarughe". 



AMBATOMILO
Ambatomilo è un piccolo villaggio di pescatori situato a circa 125 km nord dalla città di Toliara, raggiungibile attraverso una pista sabbiosa e a tratti ostica.  Nella sua laguna troverete, senza alcuna esitazione, una delle spiagge più belle del Madagascar, con i colori turchese-smeraldo del mare che si uniscono alle dune di sabbia bianca a riva. All’interno, la vegetazione tipica della costa ovest, la foresta secca, i baobabs e una delle etnie più sconosciute e misteriose del paese, quella dei Mikea. Il senso di isolamento totale e di “unione” con la natura del posto, vi ripagheranno della fatica per raggiungerlo. 




ISOLA DI STE MARIE
L'isola di Sainte Marie si trova al largo della costa orientale del Madagascar. È soprannominata "l'isola giardino", e non senza cognizione di causa! Infatti, l'isola di Sainte Marie e gli isolotti che la circondano formano un vero paradiso ricco di biodiversità terrestre e marina. Possiede anche paesaggi mozzafiato, con maestose cascate, piscine naturali limpide, foreste tropicali preservate e, naturalmente, spiagge sabbiose che si affacciano su un mare turchese. Il suo paesaggio marino è altrettanto impressionante con la sua barriera corallina e le acque ricche di pesce. Un sito di turismo unico al mondo.



ANDASIBE
Il Parco di Andasibe (che comprende i parchi Mantadia e Analamazoatra) è una riserva forestale situata nella parte orientale del Madagascar. Si situa idealmente sulla direttrice che conduce da Antananarivo verso la città costiera di Tamatave, ed è anche per questo il sito più visitato del paese. Questo parco è un’esperienza naturalistica unica per poter osservare l’ecosistema tipico del Madagascar e alcuni dei suoi abitanti più caratteristici, soprattutto l’Indri-Indri, il più grande lemure esistente.


DIEGO SUAREZ E LE 3 BAIE
La sua baia è considerata la seconda più bella del mondo, dopo Copacabana, con tanto di pan di zucchero in bella vista, mentre la città conserva ancora un'atmosfera coloniale come nessun’altra in Madagascar. Ad est della città, si trova la Penisola di Orangea, sulla quale si estendono le 3 baie, fiancheggiate da lunghe spiagge bianche dai nomi affascinanti come Baia dei Piccioni, Baia delle Dune e Baia di Sakalava. Quest'ultima è celebre per essere un vero paradiso per gli amanti del kite-surf. Più a nord, all’uscita dall’imboccatura della baia, si trova il magnifico Mare di Smeraldo.


FORT DAUPHIN
Città portuale del profondo sud del Madagascar, vecchia tappa sulla celebre Via delle Indie, ricca di storia, è aperta al mondo fin dal XVI secolo, dal giorno in cui dei naufraghi portoghesi la elessero come loro domicilio. Nei dintorni, spiagge sabbiose che si estendono per diversi chilometri, calette protette da barriere coralline, foreste dove i lemuri giocano e dove gli scienziati sono alla ricerca di specie rare: all'estremità sud-orientale del Madagascar, incuneata tra la montagna e l'Oceano Indiano, Fort-Dauphin non manca certo di attrazioni! 


PENISOLA DI MASOALA
Dove la natura incontra il mare…. Situata al nord est del Madagascar, è la più grande area protetta dell’isola. La Penisola di Masoala ospita l'omonimo Parco Nazionale, al cui interno si può ammirare una spettacolare vegetazione che comprende aree di foresta primaria, pluviale e costiera, oltre ad una fauna variegata ed abbondante. Costituisce uno dei grandi punti caldi di biodiversità mondiale, e per questo è patrimonio dell’UNESCO dal 2007. In questo parco si possono osservare la metà delle piante endemiche del paese, ma ci troverete ugualmente una grande diversità di animali come i lemuri rossi e l’aye-aye. Un mondo pieno di vita e sorprese vi aspetta!  


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lunedì 30 ottobre 2017

Lemuri "in estasi"

La medicina non è prerogativa umana: anche gli animali hanno le loro cure

 

 

La medicina è vecchia come la storia dell’uomo. Certo, inizialmente erano solo “santoni” che giochicchiavano con unguenti e sostanze naturali, poi sono diventati fior fior di medici, che hanno introdotto al mondo della chirurgia; e all’uso di attrezzi invasivi, ma spesso risolutivi, come il bisturi. Però si è sempre pensato alla medicina come a una prerogativa dell’unica specie più evoluta, quella umana. Eppure nuovi studi asseriscono che anche negli animali esiste l’attitudine alla cura del proprio corpo, e al miglioramento delle condizioni di salute. Si tratta, di fatto, di vere e proprie azioni automedicanti, che aiutano alcune specie a superare momenti difficili. I Cebus del Centro America, per esempio, si strofinano il corpo con foglie di peperone, per tenere lontani i parassiti; alcune scimmie africane mangiano carbone per digerire piante tossiche. 

Una specie di lemure del Madagascar, l'Eulemur macaco, ha adottato un comportamento insolito attingendo a risorse medicinali in loco; a dir poco originali. Utilizza, infatti, il veleno del millepiedi raggiungendo veri e propri stati di “estasi”. Le analisi hanno evidenziato la relazione fra alcune aree cerebrali di questi mammiferi e l’effetto droga esercitato dal principio attivo proveniente dall’invertebrato. Sembra, dunque, che la capacità di automedicarsi sia legata al livello evolutivo. Tuttavia si sono visti anche animali tassonomicamente “inferiori”, come gli uccelli, in grado di parafrasare l’azione di un medico. I fringuelli, per esempio, raccolgono le cicche di sigaretta per ridurre l’infestazione degli acari nei nidi; non sono naturalmente consapevoli delle caratteristiche chimiche delle sigarette che contengono nicotina, ma sanno bene che il loro utilizzo serve a tenere lontani ospiti indesiderati. Uno studio che parrebbe fine a sé stesso, ma non è così; perché osservando attentamente i comportamenti degli animali, l’uomo potrebbe ricavare informazioni importanti su determinate molecole medicamentose. Il prossimo passo, dunque, sarà quello di fare tesoro delle scoperte fatte sulle scimmie per individuare nuovi principi attivi che possano giovare anche alla nostra specie. 




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lunedì 13 febbraio 2017

Un continente scomparso tra India e Madagascar

Si tratta di Mauritia, esistito fino a 80 milioni di anni fa, prima di sprofondare nell'Oceano Indiano

 


Il Madagascar faceva parte di un altro continente. E'questa una delle ipotesi conseguente all'incredibile scoperta di pochi giorni fa, quando sono stati studiati i resti di un continente perduto. Si tratta di Mauritia, esistito fino a 80 milioni di anni fa, prima di sprofondare nell'Oceano Indiano. I primi indizi della sua esistenza risalgono al 2013, ma la scoperta è stata recentemente confermata dai nuovi dati raccolti dal gruppo dell'università sudafricana del Witwatersrand. 

Cristallo di zircone
Il continente perduto comprendeva non solo il Madagascar, ma anche Mauritius e l'India. Ed era probabilmente formato soprattutto da grandi isole che poggiavano tutte sulla stessa placca di crosta continentale. Potrebbe essere scomparso 80 milioni di anni fa, poco prima della nascita dell'Himalaya. Secondo i ricercatori è probabilmente sprofondato in seguito a movimenti tettonici. Da anni si ipotizzava che questa parte dell'Oceano Indiano potesse nascondere le tracce di un antico continente, ma ancora non c'erano prove a sufficienza.
 
L'ipotesi dell'esistenza di questo antico continente era nata diversi anni fa in seguito alla rilevazione di anomalie gravimetriche nell'area dell'Oceano Indiano attorno a Mauritius, che deponevano a favore della presenza sul fondo di uno strato di crosta più spesso e denso di quello tipico della crosta oceanica.
Il sospetto era stato poi accentuato dal ritrovamento, avvenuto nel 2013 sempre a Mauritius, di
cristalli di zircone, le cui condizioni di formazione sono differenti da quelle presenti nelle giovani lave provenienti dalla crosta oceanica che hanno portato alla formazione dell'isola. Inoltre quei cristalli erano databili fra i 2 miliardi e i 660 milioni di anni fa. Pur molto significativo, il ritrovamento non era stato però ritenuto una prova decisiva dell'antica esistenza di Mauritia.

L'analisi dei nuovi e ancor più antichi reperti cambia la situazione: la loro struttura è infatti risultata pressoché identica a quella di cristalli di zircone presenti nel Madagascar centro-orientale. Questa scoperta ha permesso ai ricercatori di tracciare la storia di Mauritia.

Le rocce del continente scomparso si devono essere formate già nell'Archeano per poi confluire nel corso di centinaia di milioni di anni – e superando indenni molte traversie geologiche – nel supercontinente Rodinia.

Quando l'antico supercontinente Rodinia iniziò a frantumarsi, una parte di esso, comprendente le masse continentali che oggi costituiscono il Madagascar e l'India, si separò, dando origine a Mauritia. Successivamente, in seguito a numerosi eventi tettonici e vulcanici, circa 85 milioni di anni fa, l'India iniziò a separarsi dal Madagascar, mentre il resto del continente finì per essere sommerso dalle acque.

Fonte: FOCUS

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mercoledì 7 dicembre 2016

Fort Dauphin e la sua storia

Città portuale del profondo sud del Madagascar, vecchia tappa sulla celebre Via delle Indie, ricca di storia, è aperta al mondo fin dal XVI secolo, dal giorno in cui dei naufraghi portoghesi la elessero come loro domicilio.



I portoghesi arrivarono sulla costa sudest dell'isola di Madagascar nel XVI secolo, ma rinunciarono a stabilirsi in modo permanente dal primo Seicento, cacciati dalla popolazione locale Antanosy. Alla fine del XVI secolo, gli olandesi cercarono di creare uno scalo nella baia Antongil ma abbandonarono questa attività a causa dei luoghi insalubri. Dopo aver considerato di stabilirsi anche sull' Île Sainte-Marie, i coloni sbarcarono nella baia di Manafiafy (o punta di Sainte-Luce). In principio, la colonia comprendeva otto naufraghi francesi, settanta coloni inviati dalla East India Company a bordo del San Lorenzo e l'equipaggio di St. Louis, che non riusciva a tornare in Francia a causa dell'incaglio della loro nave sulla via del ritorno verso la Francia. Ma essendo la regione insalubre a causa delle lagune e paludi, e vedendo la febbre prendersi i suoi uomini, De Pronis decide di trasferire la colonia sulla penisola di Tholongar alla fine del 1643 (ventisette francesi perirono a causa delle febbri).
Sarà De Pronis che fonderà nel 1643, a nome di Luigi XIII e su ordine di Richelieu, Fort-Dauphin. In origine, la città doveva servire come punto rifornimento sulla Via delle Indie. Il Forte Dauphin, in onore del "Delfino", il principe di Francia, ovvero il futuro Luigi XIV, fu costruito da Sieur Flacourt, e era inizialmente solo una costruzione sommaria circondata da una staccionata in legno.

Fort Dauphin nel 1650
Nel 1648, Jacques Etienne de Flacourt fece tornare De Pronis in Francia, a causa di un traffico di schiavi che aveva scioccato i nativi. Prese il suo posto a capo della base, e compì nel corso di questo periodo un attento studio dei costumi, la storia, e la flora dell'isola di Madagascar. La sua opera si compone di tre volumi, il dizionario, il catechismo e soprattutto l'opera centrale, la storia della Grande Isola di Madagascar. Arrivato ​​in Madagascar con due sacerdoti Lazzaristi, ripartì dall'isola nel 1655, avendo precedentemente stabilito un piano di occupazione del Madagascar, ma senza essere in grado di raggiungere in realtà la sua missione commerciale.

Dopo la sua partenza, la base declina gradualmente. Successivamente le partenze dei coloni aumenteranno soprattutto a causa delle molte difficoltà incontrate, le più vincolanti delle quali furono l'isolamento, i conflitti tra i coloni e soprattutto le lotte contro popolazioni locali Anosy. 
Nel mese di agosto 1674, gli ultimi coloni francesi furono cacciati dalla tribù Tanosy, che aveva già mostrato la sua ostilità verso i portoghesi e gli olandesi, un secolo prima. Dopo il massacro di molti di loro, i sopravvissuti si rifugiarono nella fortezza con lo scopo di prendere riparo in attesa di rinforzi. L'8 settembre 1674, la nave Blanc Pignon salverà il resto della colonia, e gli ultimi sopravissuti si rifugiarono sull' île Bourbon (Isola Reunion).

la Porte de Fort Flacourt
Dopo la partenza dei coloni francesi, Fort-Dauphin e la sua regione passarono sotto il controllo del re Tanosy, e furono frequentati da molte navi, molti delle quali si dedicavano alla pirateria. Dal 1766 al 1771, i francesi comandati dal conte di Maudave cercarono di recuperare Fort-Dauphin, per rendere la vecchia base un rifornimento per le loro colonie Mascaregne (Reunion, Mauritius e Isola Rodrigues) e per istituirvi un porto per il commercio degli schiavi. I coloni furono questa volta ben accolti dalla popolazione locale e il progetto godette di un inizio promettente, nonostante la mancanza di risorse. Tuttavia nel 1770, la amministrazione centrale della Marina abbandonò il progetto iniziato quattro anni prima. La città porterà, durante il periodo rivoluzionario della Convenzione Nazionale (1792-1795), il nome di Port-de-la-Loi (Porto della Legge). 

Fino alla fine del XVIII° e nel corso del XIX° secolo, Fort-Dauphin resterà un porto commerciale importante, molto frequentato dalle flotte in navigazione sull'Oceano Indiano.



- Tolagnaro (o Fort-Dauphin, il suo nome francese, chiamata anche Farady) è una città della provincia di Toliara (Tulear), capitale della regione Anosy, situata nel sud-est dell'isola del Madagascar e ne è la città più antica. Si trova a 1122 km da Antananarivo, capitale del Madagascar, raggiungibile in aereo dalla stessa. Le tre strade che la raggiungono da ovest (Tulear), nord (Ihosy) e est (Vangaindrano), sono lunghissime piste in terribili condizioni, il che rende Fort Dauphin una città abbastanza isolata dal resto del paese, ma non per questo meno affascinante.                     

VISITARE FORT DAUPHIN

Fonte: WIKIPEDIA
Traduzione dal francese: CAMPAGNA Fabrizio

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domenica 20 novembre 2016

Il Makay, cassaforte della biodiversità del Madagascar

 Oggi i team scientifici vi vengono a scoprire nuove specie di lemuri o insetti, e il trekking del massiccio del Makay è una delle nuove proposte/avventura per i turisti della grande isola. Entrate in questo labirinto, vera cassaforte della biodiversità del Madagascar!





Il Makay è un massiccio di arenaria gialla nel centro occidentale dell'isola di Madagascar, costituito da altopiani ancora parzialmente coperti di foresta o di vegetazione cespugliosa tipica del Madagascar occidentale e da canyon di centinaia di metri di profondità. A causa del suo difficile accesso, ha goduto di una  protezione naturale per la sua fauna e la sua flora.
Un'erosione spettacolare ha scolpito gli altopiani in un labirinto di gole profonde dove una flora tipica degli ecosistemi umidi si è sviluppata, non diversamente dalle foreste sempreverdi del Madagascar orientale. 
La catena montuosa del Makay si estende su una superficie di 150 × 50 km. Formatosi dai resti della erosione dei grandi massicci di rocce cristalline scomparse centinaia di milioni di anni fa, il Makay è una delle più imponenti opere della natura. Tra il patchwork di diversi ecosistemi presenti in Madagascar non ne restano molti ancora poco conosciuti, relativamente inesplorati, zone scarsamente popolate, che possano offrire buone opportunità per nuove scoperte. Il Makay sorge tra loro come un simbolo di Terra Incognita: anche nello stesso Madagascar, poche persone hanno sentito parlare di questa catena montuosa ruiniforme.

La vita ha preso piede in queste valli profonde centinaia di metri e si è sviluppata in totale autarchia per milioni di anni, riempiendo ogni possibile nicchia ecologica. Isolati e preservati dall'intervento umano, questi biotopi hanno permesso specie animali e piante ancestrali di suddividersi fino al punto di fare apparire nuove specie.


Il trekking del massiccio del Makay è stato effettuato da grandi esploratori, ma è possibile farlo anche in "versione turistica".

Vi sono varie combinazioni, tra le quali:
raggiungerlo da nord, dopo aver disceso il fiume Tsiribihina in battello e aver visitato il parco dei Tsingy di Bemaraha e l'Allée des Baobabs di Morondava 
o da sud, dopo aver visitato lo spettacolare Parco dell'Isalo.
E' ovviamente un viaggio lungo e abbastanza faticoso che richiede una buona condizione fisica, ma soprattutto un gusto per l'avventura. Bisogna tenere a mente che durante una parte del viaggio ci si troverà completamente isolati, tra notti in tenda e discese di fiumi in piroga. Alcuni giorni potrebbero essere lunghi, fino a 7 ore di cammino, con il sole onnipresente.
La preparazione e l'organizzazione delle guide accompagnatrici, vi aiuterà comunque ad approfittare di ogni momento di questo avventuroso circuito e a farvi sentire in sicurezza.


 

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lunedì 14 marzo 2016

La cartografia e le origini del nome Madagascar

Gli abitanti del Madagascar non avevano, fino all'età moderna, nessun nome con cui designare il complesso del loro paese: essi lo denominavano il "Tutto" oppure la "Terra che è in mezzo al mare".

 

Il nome di Madagascar è stato dato a quest'isola per errore. Infatti l'attuale isola di Madagascar fu scoperta nel 1500, mentre già nel 1491 questo nome figurava sul globo terrestre di Martino Behaim, a Norimberga, attribuito però a un'isola immaginaria. Non già che Madagascar fosse sconosciuta ai Greci nei tempi antichi e agli Arabi nel Medioevo, ma i nomi di Menuthias, di Diafuna, di Chezberia sotto cui essi la designavano e le notizie esatte, ma scarse, che ne hanno lasciato, non avevano richiamato l'attenzione dei geografi europei.
Marco Polo, fondandosi sulle notizie avute dalla viva voce dei marinai indiani, descrive, nel Milione, i due stati più importanti dell'Africa orientale: lo stato di Madagosho o di Madagascar, come egli scrive in una ortografia fantastica, e lo stato di Zanzibar, situato a S. del precedente. Per un errore molto spiegabile da parte di chi, non avendo visitato personalmente quelle regioni, ne ha avuto notizia dagli Orientali, il cui spirito e linguaggio poco si prestano a una descrizione geografica precisa, egli ha creduto che i due stati fossero formati da grandi isole e intitola i capitoli che dedica alla loro descrizione: Isola di Madagascar; Isola di Zanzibar.
Fondandosi su questi nomi, Martino Behaim ha disegnato sul suo globo due isole immaginarie che per un caso singolare hanno trovato ciascuna con molta approssimazione il loro corrispondente nella realtà quando i Portoghesi, doppiato il Capo di Buona Speranza, constatarono l'esistenza di una grande terra di fronte alla costa di Mozambico e di un isolotto sulla costa di Zanguebar.
È vero però che fu necessario modificarne considerevolmente la posizione, la grandezza e la forma. E soltanto nel 1502, nei planisferi di Cantino e di Canerio che, per la prima volta, Madagascar figura press'a poco in posizione esatta e con una forma vicina al vero, sotto il doppio nome di Madagascar e di Comorbiniam (Comordiva, isola Comora); queste carte erano state disegnate secondo i dati recati dal Cabral, al suo ritorno a Lisbona nel 1501, sulla grande isola africana che egli aveva allora scoperto. Nel 1507 il geografo portoghese Pedro Reinel diede una descrizione dell'isola conforme al vero, e da allora in poi questa fu chiamata indifferentemente Madagascar o Isola di S. Lorenzo, dal nome del santo sotto il patrocinio del quale fu scoperta.
Fino alla metà del secolo XVIII tutti i cartografi hanno rappresentato Madagascar copiando più o meno da vicino i loro predecessori, senza tener conto dei documenti forniti dalle esplorazioni portoghesi fatte nel secolo XVI e, dopo il XVII, per le coste del SE. e dell'E., dai viaggi dei coloni francesi di Fort-Dauphin; solo dopo il 1760 furono fatti rilievi in diversi punti delle coste da ufficiali e ingegneri francesi, specialmente nel 1776 da d'Après de Mannevillette, e da diversi marinai inglesi e olandesi. Queste carte sono state perfezionate dapprima nel 1802 da David Inverarity, poi soprattutto, nel 1872, dal capitano Owen, i lavori del quale - tanto sulla costa occidentale quanto su quella orientale - hanno poi servito di base a tutte le pubblicazioni cartografiche su Madagascar.
Si fecero in seguito studi parziali, ma fino all'età moderna non erano stati compiuti lavori idrografici d'insieme; dopo la creazione del protettorato francese, si fecero rilievi molto esatti, per opera di Favé e Cauvet nel 1887-88, di Mion e Fichot, e finalmente di Rollet de l'Isle, Driencourt, Cot, Cauvet, Lesage e de Vansay La topografia dell'interno, malissimo conosciuta fino al 1870, è stata oggetto di lavori sempre più completi per opera anzitutto di A. Grandidier, poi dei padri Roblet e Collin e di diversi esploratori e missionarî tanto inglesi quanto francesi, di M. E. F. Gautier, di G. Grandidier e infine del Servizio geografico che fu istituito dal generale Gallieni nel 1896, tanto che oggi la topografia di Madagascar può dirsi bene conosciuta.
Gli abitanti di Madagascar (Malgasci) non avevano fino all'età moderna nessun nome con cui designare il complesso del loro paese, essi lo denominavano il "Tutto" oppure la "Terra che è in mezzo al mare". È solo dopo il principio del secolo XIX che gli Hova, avendo concepito il progetto di farsi padroni di tutta l'isola, hanno adottato il nome dato al loro paese dagli Europei. Non avevano nemmeno un nome collettivo per designare l'insieme degli abitanti, usavano e usano ancora spesso la parola Ambanilanitra, che significa "quelli che sono sotto i cieli", poiché, per gl'indigeni del Madagascar, come per molti abitanti di isole, i limiti dell'universo si confondono con quelli della loro isola.


Fonte: www.treccani.it 


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