mercoledì 7 dicembre 2016

Fort Dauphin e la sua storia

Città portuale del profondo sud del Madagascar, vecchia tappa sulla celebre Via delle Indie, ricca di storia, è aperta al mondo fin dal XVI secolo, dal giorno in cui dei naufraghi portoghesi la elessero come loro domicilio.



I portoghesi arrivarono sulla costa sudest dell'isola di Madagascar nel XVI secolo, ma rinunciarono a stabilirsi in modo permanente dal primo Seicento, cacciati dalla popolazione locale Antanosy. Alla fine del XVI secolo, gli olandesi cercarono di creare uno scalo nella baia Antongil ma abbandonarono questa attività a causa dei luoghi insalubri. Dopo aver considerato di stabilirsi anche sull' Île Sainte-Marie, i coloni sbarcarono nella baia di Manafiafy (o punta di Sainte-Luce). In principio, la colonia comprendeva otto naufraghi francesi, settanta coloni inviati dalla East India Company a bordo del San Lorenzo e l'equipaggio di St. Louis, che non riusciva a tornare in Francia a causa dell'incaglio della loro nave sulla via del ritorno verso la Francia. Ma essendo la regione insalubre a causa delle lagune e paludi, e vedendo la febbre prendersi i suoi uomini, De Pronis decide di trasferire la colonia sulla penisola di Tholongar alla fine del 1643 (ventisette francesi perirono a causa delle febbri).
Sarà De Pronis che fonderà nel 1643, a nome di Luigi XIII e su ordine di Richelieu, Fort-Dauphin. In origine, la città doveva servire come punto rifornimento sulla Via delle Indie. Il Forte Dauphin, in onore del "Delfino", il principe di Francia, ovvero il futuro Luigi XIV, fu costruito da Sieur Flacourt, e era inizialmente solo una costruzione sommaria circondata da una staccionata in legno.

Fort Dauphin nel 1650
Nel 1648, Jacques Etienne de Flacourt fece tornare De Pronis in Francia, a causa di un traffico di schiavi che aveva scioccato i nativi. Prese il suo posto a capo della base, e compì nel corso di questo periodo un attento studio dei costumi, la storia, e la flora dell'isola di Madagascar. La sua opera si compone di tre volumi, il dizionario, il catechismo e soprattutto l'opera centrale, la storia della Grande Isola di Madagascar. Arrivato ​​in Madagascar con due sacerdoti Lazzaristi, ripartì dall'isola nel 1655, avendo precedentemente stabilito un piano di occupazione del Madagascar, ma senza essere in grado di raggiungere in realtà la sua missione commerciale.

Dopo la sua partenza, la base declina gradualmente. Successivamente le partenze dei coloni aumenteranno soprattutto a causa delle molte difficoltà incontrate, le più vincolanti delle quali furono l'isolamento, i conflitti tra i coloni e soprattutto le lotte contro popolazioni locali Anosy. 
Nel mese di agosto 1674, gli ultimi coloni francesi furono cacciati dalla tribù Tanosy, che aveva già mostrato la sua ostilità verso i portoghesi e gli olandesi, un secolo prima. Dopo il massacro di molti di loro, i sopravvissuti si rifugiarono nella fortezza con lo scopo di prendere riparo in attesa di rinforzi. L'8 settembre 1674, la nave Blanc Pignon salverà il resto della colonia, e gli ultimi sopravissuti si rifugiarono sull' île Bourbon (Isola Reunion).

la Porte de Fort Flacourt
Dopo la partenza dei coloni francesi, Fort-Dauphin e la sua regione passarono sotto il controllo del re Tanosy, e furono frequentati da molte navi, molti delle quali si dedicavano alla pirateria. Dal 1766 al 1771, i francesi comandati dal conte di Maudave cercarono di recuperare Fort-Dauphin, per rendere la vecchia base un rifornimento per le loro colonie Mascaregne (Reunion, Mauritius e Isola Rodrigues) e per istituirvi un porto per il commercio degli schiavi. I coloni furono questa volta ben accolti dalla popolazione locale e il progetto godette di un inizio promettente, nonostante la mancanza di risorse. Tuttavia nel 1770, la amministrazione centrale della Marina abbandonò il progetto iniziato quattro anni prima. La città porterà, durante il periodo rivoluzionario della Convenzione Nazionale (1792-1795), il nome di Port-de-la-Loi (Porto della Legge). 

Fino alla fine del XVIII° e nel corso del XIX° secolo, Fort-Dauphin resterà un porto commerciale importante, molto frequentato dalle flotte in navigazione sull'Oceano Indiano.



- Tolagnaro (o Fort-Dauphin, il suo nome francese, chiamata anche Farady) è una città della provincia di Toliara (Tulear), capitale della regione Anosy, situata nel sud-est dell'isola del Madagascar e ne è la città più antica. Si trova a 1122 km da Antananarivo, capitale del Madagascar, raggiungibile in aereo dalla stessa. Le tre strade che la raggiungono da ovest (Tulear), nord (Ihosy) e est (Vangaindrano), sono lunghissime piste in terribili condizioni, il che rende Fort Dauphin una città abbastanza isolata dal resto del paese, ma non per questo meno affascinante.                     

VISITARE FORT DAUPHIN

Fonte: WIKIPEDIA
Traduzione dal francese: CAMPAGNA Fabrizio

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domenica 20 novembre 2016

Il Makay, cassaforte della biodiversità del Madagascar

 Oggi i team scientifici vi vengono a scoprire nuove specie di lemuri o insetti, e il trekking del massiccio del Makay è una delle nuove proposte/avventura per i turisti della grande isola. Entrate in questo labirinto, vera cassaforte della biodiversità del Madagascar!





Il Makay è un massiccio di arenaria gialla nel centro occidentale dell'isola di Madagascar, costituito da altopiani ancora parzialmente coperti di foresta o di vegetazione cespugliosa tipica del Madagascar occidentale e da canyon di centinaia di metri di profondità. A causa del suo difficile accesso, ha goduto di una  protezione naturale per la sua fauna e la sua flora.
Un'erosione spettacolare ha scolpito gli altopiani in un labirinto di gole profonde dove una flora tipica degli ecosistemi umidi si è sviluppata, non diversamente dalle foreste sempreverdi del Madagascar orientale. 
La catena montuosa del Makay si estende su una superficie di 150 × 50 km. Formatosi dai resti della erosione dei grandi massicci di rocce cristalline scomparse centinaia di milioni di anni fa, il Makay è una delle più imponenti opere della natura. Tra il patchwork di diversi ecosistemi presenti in Madagascar non ne restano molti ancora poco conosciuti, relativamente inesplorati, zone scarsamente popolate, che possano offrire buone opportunità per nuove scoperte. Il Makay sorge tra loro come un simbolo di Terra Incognita: anche nello stesso Madagascar, poche persone hanno sentito parlare di questa catena montuosa ruiniforme.

La vita ha preso piede in queste valli profonde centinaia di metri e si è sviluppata in totale autarchia per milioni di anni, riempiendo ogni possibile nicchia ecologica. Isolati e preservati dall'intervento umano, questi biotopi hanno permesso specie animali e piante ancestrali di suddividersi fino al punto di fare apparire nuove specie.


Il trekking del massiccio del Makay è stato effettuato da grandi esploratori, ma è possibile farlo anche in "versione turistica".

Vi sono varie combinazioni, tra le quali:
raggiungerlo da nord, dopo aver disceso il fiume Tsiribihina in battello e aver visitato il parco dei Tsingy di Bemaraha e l'Allée des Baobabs di Morondava 
o da sud, dopo aver visitato lo spettacolare Parco dell'Isalo.
E' ovviamente un viaggio lungo e abbastanza faticoso che richiede una buona condizione fisica, ma soprattutto un gusto per l'avventura. Bisogna tenere a mente che durante una parte del viaggio ci si troverà completamente isolati, tra notti in tenda e discese di fiumi in piroga. Alcuni giorni potrebbero essere lunghi, fino a 7 ore di cammino, con il sole onnipresente.
La preparazione e l'organizzazione delle guide accompagnatrici, vi aiuterà comunque ad approfittare di ogni momento di questo avventuroso circuito e a farvi sentire in sicurezza.


 

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lunedì 14 marzo 2016

La cartografia e le origini del nome Madagascar

Gli abitanti del Madagascar non avevano, fino all'età moderna, nessun nome con cui designare il complesso del loro paese: essi lo denominavano il "Tutto" oppure la "Terra che è in mezzo al mare".

 

Il nome di Madagascar è stato dato a quest'isola per errore. Infatti l'attuale isola di Madagascar fu scoperta nel 1500, mentre già nel 1491 questo nome figurava sul globo terrestre di Martino Behaim, a Norimberga, attribuito però a un'isola immaginaria. Non già che Madagascar fosse sconosciuta ai Greci nei tempi antichi e agli Arabi nel Medioevo, ma i nomi di Menuthias, di Diafuna, di Chezberia sotto cui essi la designavano e le notizie esatte, ma scarse, che ne hanno lasciato, non avevano richiamato l'attenzione dei geografi europei.
Marco Polo, fondandosi sulle notizie avute dalla viva voce dei marinai indiani, descrive, nel Milione, i due stati più importanti dell'Africa orientale: lo stato di Madagosho o di Madagascar, come egli scrive in una ortografia fantastica, e lo stato di Zanzibar, situato a S. del precedente. Per un errore molto spiegabile da parte di chi, non avendo visitato personalmente quelle regioni, ne ha avuto notizia dagli Orientali, il cui spirito e linguaggio poco si prestano a una descrizione geografica precisa, egli ha creduto che i due stati fossero formati da grandi isole e intitola i capitoli che dedica alla loro descrizione: Isola di Madagascar; Isola di Zanzibar.
Fondandosi su questi nomi, Martino Behaim ha disegnato sul suo globo due isole immaginarie che per un caso singolare hanno trovato ciascuna con molta approssimazione il loro corrispondente nella realtà quando i Portoghesi, doppiato il Capo di Buona Speranza, constatarono l'esistenza di una grande terra di fronte alla costa di Mozambico e di un isolotto sulla costa di Zanguebar.
È vero però che fu necessario modificarne considerevolmente la posizione, la grandezza e la forma. E soltanto nel 1502, nei planisferi di Cantino e di Canerio che, per la prima volta, Madagascar figura press'a poco in posizione esatta e con una forma vicina al vero, sotto il doppio nome di Madagascar e di Comorbiniam (Comordiva, isola Comora); queste carte erano state disegnate secondo i dati recati dal Cabral, al suo ritorno a Lisbona nel 1501, sulla grande isola africana che egli aveva allora scoperto. Nel 1507 il geografo portoghese Pedro Reinel diede una descrizione dell'isola conforme al vero, e da allora in poi questa fu chiamata indifferentemente Madagascar o Isola di S. Lorenzo, dal nome del santo sotto il patrocinio del quale fu scoperta.
Fino alla metà del secolo XVIII tutti i cartografi hanno rappresentato Madagascar copiando più o meno da vicino i loro predecessori, senza tener conto dei documenti forniti dalle esplorazioni portoghesi fatte nel secolo XVI e, dopo il XVII, per le coste del SE. e dell'E., dai viaggi dei coloni francesi di Fort-Dauphin; solo dopo il 1760 furono fatti rilievi in diversi punti delle coste da ufficiali e ingegneri francesi, specialmente nel 1776 da d'Après de Mannevillette, e da diversi marinai inglesi e olandesi. Queste carte sono state perfezionate dapprima nel 1802 da David Inverarity, poi soprattutto, nel 1872, dal capitano Owen, i lavori del quale - tanto sulla costa occidentale quanto su quella orientale - hanno poi servito di base a tutte le pubblicazioni cartografiche su Madagascar.
Si fecero in seguito studi parziali, ma fino all'età moderna non erano stati compiuti lavori idrografici d'insieme; dopo la creazione del protettorato francese, si fecero rilievi molto esatti, per opera di Favé e Cauvet nel 1887-88, di Mion e Fichot, e finalmente di Rollet de l'Isle, Driencourt, Cot, Cauvet, Lesage e de Vansay La topografia dell'interno, malissimo conosciuta fino al 1870, è stata oggetto di lavori sempre più completi per opera anzitutto di A. Grandidier, poi dei padri Roblet e Collin e di diversi esploratori e missionarî tanto inglesi quanto francesi, di M. E. F. Gautier, di G. Grandidier e infine del Servizio geografico che fu istituito dal generale Gallieni nel 1896, tanto che oggi la topografia di Madagascar può dirsi bene conosciuta.
Gli abitanti di Madagascar (Malgasci) non avevano fino all'età moderna nessun nome con cui designare il complesso del loro paese, essi lo denominavano il "Tutto" oppure la "Terra che è in mezzo al mare". È solo dopo il principio del secolo XIX che gli Hova, avendo concepito il progetto di farsi padroni di tutta l'isola, hanno adottato il nome dato al loro paese dagli Europei. Non avevano nemmeno un nome collettivo per designare l'insieme degli abitanti, usavano e usano ancora spesso la parola Ambanilanitra, che significa "quelli che sono sotto i cieli", poiché, per gl'indigeni del Madagascar, come per molti abitanti di isole, i limiti dell'universo si confondono con quelli della loro isola.


Fonte: www.treccani.it 


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mercoledì 28 ottobre 2015

Storia ed evoluzione della lingua malgascia

L'intenzione di questo articolo è quella di fornire il minimo necessario per far conoscere la storia della lingua malgascia corrente al maggior numero di persone, piuttosto che a specialisti linguistici. E' chiaro che la maggior parte di chi parla questa bell'idioma non è a conoscenza della sua storia, ovvero della sua formazione ed evoluzione.


Il termine malgascio
Inizialmente, l'aggettivo derivato dal nome del paese
Madagascar, fu Madécasse. Questo termine, usato per la prima volta dalle tribù del Sud della Grande Isola, si trasformò in Malagasy, perché in questa parte del paese, spesso il suono 'da' si trasforma in 'le' o 'la'. I francesi, arrivati alla fine del XIX secolo come colonizzatori, hanno "francesizzato" la parola "Malagasy" facendola diventare "Malgache".
Tra l'aggettivo "Madécasse/Malagasy" e la francesisazzione "Malgache", il rapporto (linguistico) non è così evidente. Alcuni pensano che "Malgache" sia stato coniato apposta, forse per dare una connotazione negativa alla parola: "Malagasse" sarebbe più appropriato e meno sospetto.

Lingua e dialetti
Ci sono 18 dialetti in Madagascar, una cifra corrispondente al numero delle tribù malgasce. Ovviamente sto semplificando. Ci possono essere probabilmente più dialetti che tribù, perchè in alcune regioni, diversi clan appartengono alla stessa tribù e parlano dialetti differenti. E tutte le tribù formano un unico gruppo etnico, nel senso primo del termine, il gruppo etnico malgascio. Questi dialetti hanno, per definizione, un substrato comune ma anche delle caratteristiche che li distinguono l'uno dall'altro. In termini più semplici, i dialetti malgasci sono varianti di una stessa lingua. E variano nello spazio e anche nel tempo.
Il substrato viene dal Pacifico, e fa parte delle lingue austronesiane parlate anche nel sud-est asiatico. Si è arricchito, tra gli altri, da parole Bantu e Swahili, ma anche più tardi da parole inglesi e francesi. Peraltro, si è cercato di trovare tracce semitiche nella lingua malgascia. Questo perchè la struttura di parole, come ad esempio i sostantivi con i loro suffissi che indicano spesso il possessivo, ricordano i sostantivi nella lingua ebraica. 

La lingua malgascia attuale 
Ci sono due teorie popolari che devono essere considerate con cautela. 
La prima sviluppa l'idea dell'esistenza di diverse lingue, piuttosto che di dialetti, in Madagascar. Noi sappiamo che un malgascio dell'estremo sud dell'isola che va all'estremo nord, vale a dire a 1600 km da casa, parlerà il dialetto del nord correttamente  in qualche settimana. Le difficoltà che incontrerà sono situate principalmente nel vocabolario e nella pronuncia.  
La seconda teoria afferma che il dialetto Merina, una delle tribù centrali, sia diventato la lingua ufficiale del Madagascar. Questa tesi appare come una semplificazione della formazione di una lingua ufficiale. Alcuni la adottano probabilmente per mancanza di informazioni.
Il processo di formazione della lingua ufficiale malgascia segue le stesse regole che altrove. Due esempi bastano a spiegarlo.  
Sappiamo che la Francia ha diverse lingue piuttosto che dialetti. Il Bretone è una lingua celtica che è condivisa in parte con i gallesi e gli scozzesi. Possiamo anche citare il Catalano, che ha affinità con le lingue di origini latine, l'Occitano e altre ancora. Si è dovuto attendere fino al Rinascimento e soprattutto fino alla la Riforma del XVI secolo, perché il francese divenisse la lingua ufficiale, e questo in gran parte grazie alla traduzione della Bibbia in questa lingua. La traduzione della Bibbia in francese è quindi un fattore unificante, perché accanto alle proprie lingue materne, i francesi incomiciarono a parlare la lingua ufficiale. 
La Germania ha sperimentato lo stesso processo ben prima della Francia: grazie alla traduzione del Nuovo Testamento prima, e poi di tutta la Bibbia da parte del riformatore Martin Lutero, questo grande paese,  all'inizio eterogeneo, trovò finalmente un linguaggio comune, il Tedesco. 

La Bibbia in Malgascio
Il percorso della lingua malgascia
Partiamo quindi dall'idea che ci siano molti dialetti in Madagascar, che hanno le stesse origini e mantengono lo stesso substrato. Si sono progressivamente arricchiti di parole straniere, ma spesso non nello stesso modo, poiché i dialetti variano, come abbiamo detto, nel tempo e nello spazio. Quando i missionari della London Missionary Society arrivarono sulla costa orientale nella attuale Toamasina, la più grande città della regione Betsimisaraka, nel mese di agosto 1818, decisero di addentrarsi ancora nella Grande Isola,
sicuramente per ragioni strategiche, fino arrivare ad Antananarivo, la più grande città della regione Merina. Antananarivo era davvero la capitale del Regno del Madagascar, ma alcuni piccoli regni non erano ancora stati acquisiti per l'unificazione dal re Radama I°. Per loro, fu necessario iniziare l'opera missionaria. 

I missionari intrapresero la traduzione di tutta la Bibbia in malgascio.  
Nel mese di giugno del 1835, i malgasci ebbero la Bibbia nella loro lingua. Ovviamente, la Bibbia in malgascio è molto vicina al dialetto Merina per il vocabolario, i fonemi, la  pronuncia e gli idiomi, visto che i traduttori avevano a che fare quotidianamente con i Merina fra i quali vivevano. Erano anche vicini alla famiglia reale, che si preoccupava della conservazione e dello sviluppo delle tradizioni e costumi, e soprattutto della lingua.  
D'altronde, fu proprio in questo momento che lo Stato adottò l'alfabeto latino a scapito della Sorabe, la scrittura araba! 
Possiamo ben immaginare che alcune parole (e la loro grafia) ed alcuni concetti siano stati inventati ex-novo, così come ai tempi di Lutero che tradusse il Nuovo Testamento e i riformatori francesi che lo fecero con l'intera Bibbia. Come in Germania e in Francia nel XVI secolo, la letteratura malgascia nella sua forma moderna è stata creata in gran parte grazie alla traduzione della Bibbia. Si è sviluppata e arricchita di nuovi concetti e nuove parole prese in prestito o semplicemente forgiate ex-novo. Attualmente è in grado di dire l'essenziale. 

Il malgascio del futuro
Come tutte le lingue, il malgascio si è formato e forgiato nel corso della storia. Certo, è ricco in alcuni campi come le relazioni umane, ma deve lasciarsi arricchire dal contributo di dialetti che hanno termini specifici, così come suoni, dittonghi e idiomi che il malgascio ufficiale non possiede. I locutori della lingua malgascia, che sono attualmente dai 19 ai 20 milioni, e gli educatori in particolare, devono accettare la dialettica tra il malgascio ufficiale e il dialetto, tra lo sviluppo di questa lingua che unisce tutti i malgasci, e la salvaguardia dei dialetti che esprimono la diversità in questa unità.
 

Traduzione dal francese: Campagna Fabrizio 


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martedì 20 ottobre 2015

Magie in cielo e in terra: eclissi solare del 1° settembre 2016

Evento più che speciale per chi sarà in Madagascar il 1° settembre 2016 e soprattutto per chi avrà la possibilità di seguirlo dal luogo di massima percezione dell’eclissi: la costa est del Madagascar.


Freebird Madagascar Tour organizza tours personalizzati in occasione dell'eclissi:


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domenica 14 giugno 2015

Diego Suarez: la seconda baia più bella del mondo?

Antsiranana, situata nell'estremo nord del Madagascar, nota come Diego Suarez fino al 1975 e ancora chiamata Diegò da molti, è la capitale della provincia più settentrionale del Madagascar. 



La sua baia è considerata la seconda più bella del mondo, dopo Copacabana, con tanto di pan di zucchero in bella vista. I visitatori di solito adorano Diego Suarez, che è probabilmente la più francese città del Madagascar, con ancora un'atmosfera coloniale che incombe sulla zona vecchia. E' la più grande città del nord, con un enorme mercato multicolorato, una serie di ottimi ristoranti e alcuni posti fantastici nei dintorni, tra cui due parchi nazionali. Diego è il luogo ideale per bighellonare in attesa di vistare la regione.


Storia
Diego Suarez, che
si trova all'estremità nord-orientale dell'isola, prende il nome dai due esploratori portoghesi che "hanno scoperto il Madagascar". I loro nomi erano Diego Diaz e Fernando Suarez che visitarono il Madagascar nel 1506. 
La baia di Diego Suarez dall'alto
Nel 1880, la baia era ambita dal governo francese, che la rivendicò come una stazione di rifornimento di carbone per le navi a vapore che viaggiavano verso possedimenti francesi più a est. La colonizzazione fu formalizzata dopo la prima guerra franco-Hova, quando la regina Ranavalona III firmò un trattato (17 dicembre 1885), dando alla Francia un protettorato sulla baia e sul territorio circostante, così come sulle isole di Nosy Be e St. Marie. 
Nel 1885, all'inizio del protettorato francese, la marina francese costruì una base militare, dando il via alla crescita urbana della città. 
Nel 1942, gli alleati lanciarono l'Operazione Ironclad e sbarcarono in forza a Courrier Bay e Ambararata Bay, ad ovest di Diego Suarez per impossessarsi del Madagascar controllato dal governo di Vichy. Il conflitto terminò con un armistizio il 6 novembre 1942. Centinaia di soldati inglesi caddero nella battaglia di Madagascar, la maggior parte di loro sepolta nello speciale cimitero britannico nel centro della città.  
Fino al 1973, Antsiranana ha servito come porto per la flotta francese dell'Oceano Indiano. Una volta usciti di scena i militari, il porto è stato trasformato in un luogo di costruzione e riparazioni navali. L'importanza del porto e delle relazioni con la Francia spiegano la presenza di uno dei cantieri navali più sviluppati nell'Oceano Indiano.

Libertalia 
La leggenda di Libertalia si dice che abbia avuto la sua origine qui. Si narra si trattasse di un'enclave "libera" forgiata dai pirati sotto la guida del capitano James Misson alla fine del 1600. E' descritta nel libro "Una storia generale dei Pirati" dal capitano Charles Johnson, uno scrittore sconosciuto che potrebbe però essere uno pseudonimo del celebre romanziere Daniel Defoe. http://freebirdmadagascar.blogspot.com/2013/02/libertalia-storia-o-leggenda.html 


Cosa vedere
La città è la porta per i parchi nazionali della Montagne d'Ambre, dei tsingy dell'Ankarana e dei
Tsingy Rossi
Tsingy Rossi, ed è così che molti visitatori passano semplicemente attraverso Antsiranana, incuranti del suo fascino.
Quelli che hanno il tempo di soffermarsi a scoprire l'architettura decadente coloniale (il vecchio mercato coperto e l'ex Hotel de la Marine sono esempi notevoli), il mercato vivace e la ricchezza di botteghe artigiane, troverà Diego Suarez ricca di atmosfera e piacevole. Il vecchio quartiere militare, a nord di Place Foch, occupa una penisola e si affaccia sul porto. Un particolare piacere del passeggiare per Diego è l'inaspettata varietà di viste mozzafiato sulla baia, che sbucano apparentemente intorno a quasi ogni angolo.


Edifici coloniali 

L'esempio più riuscito di architettura coloniale è offerto dal filo dei colonnati del rue Colbert, che termina in rue Richelieu. Svoltando a sinistra, si scopre un imponente residenza in stile coloniale circondata da alberi Ravinala. Questa è l'attuale sede dell'amministrazione territoriale.

La città coloniale
La baia e il porto

La Baia di Antsiranana è una delle più grandi e più belle lagune del mondo. A forma di fiore a quattro petali con una bocca stretta sulla punta orientale, si apre verso l'Oceano Indiano. Al margine meridionale della baia, si trova il cosiddetto Pan di Zucchero, che si può facilmente fotografare sul ciglio della strada. 

I dintorni 
Ad est della città, dopo qualche chilometro di strada sterrata e sabbiosa, si trova la Penisola di Orangea, sulla quale si possono visitare una serie di belle baie turchesi, fiancheggiate da lunghe spiagge bianche che portano nomi affascinanti come Baia dei Piccioni, Baia delle Dune e Baia di Sakalava. Quest'ultima è celebre per essere un vero paradiso per gli amanti del kite-surf.
Sulla punta nord della penisola, affacciata sull'ingresso della baia accanto al faro, si può ancora visitare una antica postazione militare francese.
Il Mare di Smeraldo

Continuando sulla pista, si ritorna all'interno della baia fino a Ramena, tranquillo villaggio di pescatori dove è un piacere bagnarsi nelle sue acque calme e azzurre. Da qui partono anche le escursioni in barca verso il magnifico Mare di Smeraldo.
A metà strada tra Diego e Ramena, si staglia la Montagna dei Francesi, sotto la quale si ergono alcune specie di baobabs.
Per chi ha tempo e voglia, a nord ovest della baia si possono visitare il Windsor Castle, massiccia formazione rocciosa dalla quale osservare gran parte della regione, la Baia de Courier, ed arrivare sulla estrema punta nord del Madagascar, a Cap Ambre.

Tutta la regione di Diego Suarez è visitabile con tour in partenza da Nosy Be.


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domenica 7 dicembre 2014

Moraingy: la boxe malgascia

Arte marziale, festa paesana  e simbolo di prestigio sociale



Il Moraingy (o Morengy) ebbe origine nella costa nord-occidentale del Madagascar durante la dinastia Maroseranana (dal 1675 al 1896) del regno dei Sakalava. Con il tempo si è diffuso in tutto il Madagascar, prevalentemente nelle zone costiere, ma la sua popolarità ha sconfinato anche nelle vicine isole come La Reunion, Comore, Seychelles e Mauritius.
Fa parte della cultura indigena dei Sakalava: questa forma di combattimento serviva ai più anziani come strrumento per testare la capacità fisica dei giovani, che attraverso il Moraigny rinforzavano il loro carattere e guadagnavano prestigio. In questo contesto, è praticata ancora oggi in una atmosfera di mutuale rispetto: la gente osanna il vincitore, ma supporta anche il perdente.

Arte marziale riguardante unicamente l'uso delle mani nude, il Moraingy era inizialmente praticato solamente da giovani (di ambo i sessi), generalmente di un'età compresa tra i 10 ed i 35 anni, mentre ora viene praticato da gente di ogni età: nonostante ciò, tuttora i lottatori vengono chiamati kidabolahy (uomini giovani) o kidabo mpanao moraingy (giovani che praticano Moraingy).

Essere lottatore di Moraingy in alcune zone del Madagascar è anche uno status symbol e chi pratica tale disciplina ha generalmente il rispetto da parte della popolazione.

Il Moraingy generalmente riguarda scontri tra lottatori di differenti villaggi. Si combatte ogni weekend e giorni festivi in ampi spazi all'aperto come campi di calcio o piazze. Il combattimento è generalmente accompagnato da musica tradizionale, soprattutto il Salegy.

La gara viene organizzata in competizioni a più incontri uno-contro-uno, e prima dell'inizio dell'evento i lottatori si radunano per scegliere ognuno il proprio avversario.

È un'arte marziale che prevede esclusivamente colpi, principalmente pugni ma è possibile anche calciare l'avversario. Le tecniche più utilizzate sono il pugno diretto (mitso), il gancio (mandraoky), il pugno basso (vangofary) e il montante (vangomioriky). In fase di difesa si tiene la guardia e si effettuano schivate.

L'incontro prevede fino a tre round e la vittoria può avvenire se una delle seguenti condizioni si avvera:

  •     uno dei due lottatori esce dall'area di combattimento
  •     svenimento di uno dei contendenti
  •     impossibilità da parte di uno dei lottatori di continuare l'incontro per infortunio
  •     manifesta inferiorità di un lottatore sull'altro.

FONTE: Martial Arts of the World: An Encyclopedia of History and Innovation
 a cura di Thomas A. Green, Joseph R. Svinth
TRADUZIONE: Fabrizio Campagna 


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